
In un Paese dove tutto è in vendita, mancava solo la disperazione. Ora c’è. È ordinata, protocollata, pubblicata sul portale delle aste giudiziarie. Tutti possono partecipare, recitano i siti. Basta un clic e si entra in un mondo parallelo dove le case si svalutano come i calciatori a fine carriera, dietro quell’annuncio c’è un divano ancora caldo, c’è un uomo che non ha più parlato da quando ha ricevuto la notifica. C’è chi fa il giro dei tribunali come si fa il giro dei mercatini dell’antiquariato. Chi studia ogni trucco, come abbassare il prezzo, come far saltare un’aggiudicazione, come presentare l’offerta al momento giusto. L’alzata di mano ha lasciato il posto ai rilanci telematici. La casa, quella che avevi scelto con tua moglie quando pensavate di invecchiare lì, oggi è in saldo.
Mettiamo le cose in chiaro subito, le aste giudiziarie sono necessarie. Chi presta denaro deve avere garanzie di recuperarlo, altrimenti l’intero sistema economico si incepperebbe in un istante. Questo lo sa anche il bambino delle elementari; il problema è che sono diventate una filiera produttiva. Non producono beni, ma margini. Si parte dal debitore, un insoluto qualunque, uno che ha perso il lavoro, divorziato, rovinato da un finanziamento sbagliato, un imprenditore che si è fidato troppo o strozzato dalle tasse, un anziano che ha firmato una garanzia per il figlio, Il sistema non ti aspetta, non ti ascolta: ti macina; pignoramento, tribunale e via tutto in vetrina.
Poi c’è il credito, che viaggia, viene venduto, impacchettato. Finisce in mano a fondi specializzati che comprano a dieci e pretendono cento. L’immobile viene messo all’asta. Ribassi su ribassi, il valore di mercato si dissolve in una tabella. Alla terza asta, il prezzo è un insulto; è una macchina cinica e chi non la conosce, ci finisce dentro, e perde la casa alle dieci del mattino, mentre i figli sono a scuola e il pignoramento è già in atto da mesi, inoltre chi perde il bene immobile resta comunque debitore. Perché spesso la vendita all’asta non copre tutto, e il tribunale non chiude gli occhi. Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, chiede ancora.
Noi sfiliamo tra queste storie come in un museo del dolore altrui. Con una certa fascinazione per i prezzi stracciati, e indifferenza per le vite distrutte; ci stiamo abituando all’ingiustizia, e questa è il vero fallimento dell’umanità.
Ogni giorno centinaia di case finiscono all’asta. Non perché siano invendibili, ma perché qualcuno ha perso il lavoro, si è ammalato, ha firmato una fideiussione per un familiare o ha contratto un debito che non poteva sostenere. Dietro ogni asta c’è un affare, il sistema muove miliardi, fondi, società immobiliari, intermediari specializzati fanno shopping nei tribunali; comprano case, capannoni, terreni a metà prezzo. Aspettano, rivendono, incassano, tutto legale. In realtà la mancanza di un filtro umano, etico e giuridico tra l’insolvenza e la vendita forzata e la distrazione con cui si considera normale vendere una casa a metà del suo valore senza un serio tentativo di accordo tra le parti, genera un meccanismo seriale di impoverimento; sulla pelle del debitore si fa un affare. Un business che si autoalimenta, sviluppando un ecosistema economico florido. Consulenti, periti, custodi, delegati alle vendite: una pletora di figure professionali che vivono delle procedure esecutive. È significativo che in un sistema concepito per risolvere un problema, il recupero del credito, si sia creata un’economia parallela che ha tutto l’interesse a che quel problema continui a esistere.
Ci sono famiglie che perdono tutto per 20.000 euro di debito. Piccole imprese che finiscono all’asta per una cartella esattoriale. Un sistema che non distingue chi non vuole pagare da chi non può. E che non premia chi vuole rientrare. I fondi che comprano NPL ottengono prezzi stracciati, ma pretendono il 100% del credito, e non trattano. Il debitore non conta. Non importa se propone un piano. Il fondo preme per la vendita perché esercita legittimamente un potere processuale di impulso, ma soprattutto perché è più rapida e redditizia, in virtù della titolarità del credito, spinge l’esecuzione fino all’assegnazione.
Nessun accordo; se provi a negoziare, ti chiudono la porta in faccia, perché guadagnano di più con la tua rovina che con la tua salvezza. Nessuno controlla davvero se si poteva evitare. Nel frattempo le case vengono vendute sempre più spesso, a prezzi ridicoli. Il danno è doppio. Il debitore perde l’immobile per un terzo del valore reale, e il creditore originario si ritrova con un recupero dimezzato.
Significativa è la correlazione, evidenziata da studi recenti, tra procedure esecutive immobiliari e fenomeni di disgregazione familiare, patologie psichiche e, nei casi più drammatici, suicidi. Il costo sociale dell’esecuzione forzata rimane tuttavia invisibile nelle statistiche giudiziarie, focalizzate esclusivamente sull’efficienza recuperatoria. L’autorità giudiziaria, che dovrebbe presidiare la regolarità della procedura, si trova spesso nell’impossibilità materiale di rilevare tali fenomeni, in quanto formalmente rispettosi della legalità procedimentale ma sostanzialmente elusivi della sua ratio; lo stesso apparato normativo che dovrebbe garantire l’equilibrio tra le parti finisce per assecondare logiche predatorie.
Tali logiche si manifestano con particolare evidenza nelle pratiche distorsive che inquinano regolarmente le vendite giudiziarie e asservono la funzione pubblica ad interessi privati illeciti.
In particolare si osservano le Turbative sistemiche: non si tratta di episodi isolati, ma di prassi ricorrenti che, in talune aree del Paese, hanno assunto dimensioni strutturali. Le vendite forzate immobiliari risultano frequentemente alterate da condotte collusive tra soggetti interessati, volte a determinare un artificioso abbassamento del prezzo di aggiudicazione. La turbativa, in questi casi, non si presenta nella forma tradizionale della violenza o della minaccia, bensì si concreta in intese occulte tra partecipanti all’asta o soggetti loro collegati, con l’effetto di limitare la concorrenza, scoraggiare le offerte e conseguentemente depauperare la massa attiva del debitore esecutato. Tali condotte, oltre a pregiudicare l’efficacia del procedimento esecutivo sotto il profilo economico, incidono negativamente sull’affidabilità del sistema e sulla tutela dei diritti sia del creditore procedente che del debitore esecutato. La giurisprudenza, pur avendo in taluni casi ravvisato la rilevanza penale di tali accordi, non ha ancora fornito una risposta uniforme ed efficace in sede civile, specie sul piano della nullità degli esiti dell’aggiudicazione o della responsabilità dei soggetti coinvolti.
Le infiltrazioni criminali: la partecipazione alle vendite giudiziarie da parte di soggetti riconducibili, anche indirettamente, alla criminalità organizzata costituisce un fenomeno di particolare gravità, in quanto altera la funzione propria del processo esecutivo e compromette l’integrità del mercato legale degli immobili. L’utilizzo sistematico di prestanome, nonché l’interposizione fittizia di società prive di reale operatività economica, consente a organizzazioni criminali di accedere agevolmente alle procedure competitive, finalizzando l’acquisto di beni a prezzi notevolmente inferiori al valore di mercato, con finalità spesso riconducibili al riciclaggio di capitali illeciti ovvero all’occultamento patrimoniale. Tale dinamica, oltre a compromettere la regolarità delle operazioni di vendita, incide sulla concorrenza tra gli offerenti e riduce il prezzo di aggiudicazione, con grave nocumento per il creditore procedente e per il debitore esecutato. Ne deriva altresì un evidente vulnus all’efficacia esecutiva della giurisdizione, che rischia di trasformarsi in uno strumento di acquisizione anomala di ricchezza da parte di soggetti criminali.
L’ordinamento giuridico italiano contempla l’espropriazione forzata come meccanismo necessario per l’attuazione coattiva del diritto di credito. Tuttavia, questa necessità sistematica si scontra con valori di pari dignità costituzionale: il diritto all’abitazione, la tutela del risparmio, la protezione della persona nelle formazioni sociali. Da un lato, l’efficienza dell’esecuzione forzata come garanzia dell’ordine economico; dall’altro, la protezione della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona. È in questa dialettica che si misura la reale civiltà giuridica di un ordinamento.
In sostanza manca un bilanciamento effettivo tra la tutela del credito e la protezione dei diritti fondamentali della persona. Emblematica in tal senso è l’assenza di una disciplina organica del diritto all’abitazione che, pur trovando riconoscimento nella giurisprudenza costituzionale come diritto sociale fondamentale, rimane privo di strumenti di tutela efficaci nel contesto del processo esecutivo.
È necessario superare la concezione meramente efficientistica dell’esecuzione forzata, che misura il successo dell’istituto esclusivamente in termini di rapidità della procedura e percentuale di realizzo, per abbracciare una visione che contempli anche la dimensione sociale e umana del fenomeno. Con l’introduzione di meccanismi di protezione dell’abitazione principale, attraverso soluzioni che contemperino l’interesse del creditore con il diritto fondamentale all’abitazione. Si pensi a forme di moratoria condizionata al verificarsi di eventi straordinari, malattia grave, perdita del lavoro, o a meccanismi di rinegoziazione obbligatoria del debito prima dell’avvio della procedura esecutiva.
Considerare un potenziamento dei controlli sulla regolarità delle procedure nella loro dimensione sostanziale e applicativa, con l’introduzione di strumenti di monitoraggio sistematico sulle partecipazioni alle aste e meccanismi di segnalazione automatica della partecipazione reiterata dei medesimi soggetti e di anomalie nei prezzi di aggiudicazione. Attuare una rimodulazione della disciplina processuale in funzione della natura del credito e della situazione personale del debitore, superando l’attuale approccio indifferenziato che equipara situazioni profondamente diverse, e soprattutto introdurre forme di intervento pubblico nelle situazioni di particolare fragilità sociale, attraverso fondi di garanzia o meccanismi di acquisizione temporanea degli immobili da parte di enti pubblici, con diritto di riscatto per il debitore.
È necessario, a mio avviso, introdurre nel codice di procedura civile norme di garanzia che, senza pregiudicare la celerità e l’efficacia delle procedure esecutive, assicurino controlli stringenti sulla regolarità delle operazioni di vendita, prevedano forme di dilazione obbligatoria in presenza di determinate condizioni soggettive del debitore, e stabiliscano criteri di valutazione degli immobili maggiormente ancorati al valore reale di mercato.
In questa prospettiva, la qualificazione dell’esecuzione come “giurisdizione” impone che essa non si riduca a una sequenza meccanica di atti, ma conservi quella funzione di composizione equilibrata degli interessi contrapposti che è propria della funzione giurisdizionale. La funzione del processo, anche quello esecutivo, si inscrive in un orizzonte valoriale che deve orientarne l’interpretazione e l’applicazione. In questo senso, un’esecuzione forzata che si traduca sistematicamente in strumento di impoverimento e di disgregazione sociale tradisce la sua stessa ratio istituzionale. L’auspicio è che il legislatore, la dottrina e la giurisprudenza sappiano elaborare soluzioni che, senza compromettere l’effettività della tutela esecutiva, ne preservino la funzione di strumento di riequilibrio e di composizione misurata degli interessi, in piena aderenza ai principi costituzionali di solidarietà e di tutela della persona umana.
In conclusione, anche nel momento più buio dell’esecuzione forzata, è fondamentale ricordare che il sistema processuale esecutivo, pur nella sua apparente rigidità, contiene in sé gli anticorpi necessari per contrastare le degenerazioni descritte. L’opposizione all’esecuzione, l’opposizione agli atti esecutivi, l’istanza di sospensione, unitamente agli strumenti offerti dalla legge sul sovraindebitamento, costituiscono un apparato rimediale che, se correttamente attivato e tecnicamente gestito, può efficacemente tutelare la posizione del debitore meritevole. La giurisprudenza, del resto, ha progressivamente ampliato l’ambito di sindacabilità degli atti esecutivi, riconoscendo rilevanza a principi generali quali la buona fede, la proporzionalità e l’abuso del diritto anche in sede esecutiva.
Dietro ogni espropriazione forzata, aggiudicazione, decreto di trasferimento c’è una storia di disperazione, ci sono notti insonni, ci sono bambini che non capiscono perché devono lasciare la loro casa e il letto dove hanno imparato a dormire, ci sono pensionati che vedono svanire in un istante la sicurezza conquistata in una vita di lavoro; si tratta di situazioni giuridiche soggettive in cui la dimensione patrimoniale si intreccia indissolubilmente con quella esistenziale.
Dott. Raffaele Cassella
